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I miracoli economici dei paradisi fiscali

dollari riciclati
 
“Il momento migliore per comprare, è quando nelle strade scorre il sangue. Anche quando quel sangue appartiene ai tuoi. Se in un paese ci sono guerre, problemi politici ed economici, i prezzi dei titoli tendono a scendere. Per chi compra in quel momento si prospetta un guadagno enorme.
 
Mark Mobius (Templeton emerging markets)
 
Le decisioni prese dalle Imprese globali portano al peggioramento delle condizioni di vita della popolazione mondiale. La loro è la strategia della tabula rasa, si predano le risorse fino al completo esaurimento, in nome del profitto e della competitività.
Agli investitori non interessa alcun codice etico o il grado di inquinamento prodotto dall’industria, il loro compito è semplicemente quello di creare ricchezza per i padroni del mondo.

La strategia fallimentare della globalizzazione

La City è il distretto finanziario di Londra e possiede la più alta densità di banche, e istituti di credito al mondo. Alla fine degli anni settanta il governo inglese accorda una grande libertà di movimento alle banche e gli concede di gestire le proprie attività attraverso off-shore nei paradisi fiscali come l’isola di Jersey, Maan, le Cayman, le isole Vergini e altri “paradisi” del pianeta. In questo modo i faccendieri inglesi hanno attratto flussi monetari provenienti da ogni parte del mondo. I loro giornali, con il Financial Times in testa, decidono chi resta in seria A e chi retrocede in seconda e terza categoria.
L’orientamento della Banca mondiale e del Fondo monetario è quello della libera circolazione di capitali da un paese all’altro, ovvero liberare i flussi del commercio e disattivare la difesa dello stato verso la comunità, riducendo le tasse alle alle imprese appartenenti alla cricca dedita al brigantaggio globale. Si è promossa la privatizzazione delle imprese statali, liquidate agli investitori per prezzi vergognosamente bassi e il settore privato si è appropriato delle imprese sane e produttive della comunità. Si è avuta una forte pressione sul mondo politico ed è nato quello che oggi si conosce come Neoliberismo.

Quando il capitale degli speculatori cresce, aumentano i nostri debiti.

Agli investitori interessa principalmente depredare ogni materia prima: petrolio, minerali, cotone, legname, caffè, cacao… Una volta erano i colonizzatori, oggi è la Banca Mondiale.
Per esempio: senza il protezionismo da parte degli Stati Uniti nel mercato del cotone, gli abitanti del Burkina Faso che dal cotone dipendono completamente, potrebbero ottenere con la sua vendita il denaro sufficiente per scuole, ospedali o strade, senza dover ricorrere ai prestiti, con alto interesse, di Europa, America o Giappone. Li si mantiene in questo stato di necessità per espropriarli. Le potenze economiche mondiali sono per il libero movimento delle merci, però non toccate i loro interessi perchè immediatamente scattano i meccanismi del protezionismo.
 

bambino affamato con avvoltoio sullo sfondo

L’umanità viene privata dei beni che gli spettano di diritto, affinché gli investitori possano sfruttarli per guadagnarci.

 

E la classe politica in tutto questo? I rappresentanti che abbiamo eletto e che paghiamo profumatamente, si preoccupano solo di ciò che avverrà durante la loro candidatura, non sono interessati al dopo. Non ci sono programmi a lunga scadenza per il futuro dell’umanità, solo la sicurezza di essere vittima delle speculazioni di borsa e delle guerre.
La Banca mondiale controllata dagli Stati Uniti, (Germania, Francia, Inghilterra e gli altri, sono solo azionisti) promuove un’economia Neoliberista che utilizza gli stessi metodi dei gangster delle Mafie. Si individua un paese che possieda le risorse che interessano alle società d’investimento, per esempio il petrolio, e lo si spinge, con metodi poco ortodossi a sottoscrivere un prestito enorme con la Banca mondiale o i suoi accoliti. I soldi però non entrano nelle casse dello stato e vengono gestiti dalle società d’investimento che normalmente li adoperano in grandi progetti infrastrutturali nel paese debitore. Da queste opere traggono vantaggio solo pochi faccendieri, i politici corrotti del Paese e le società stesse. Agli abitanti non resta che il debito, così alto da non avere alcuna possibilità di poterlo saldare.

A questo punto un nuovo stato viene asservito e costretto a vendere a prezzi stracciati le proprie materie prime e ad appoggiare qualsiasi risoluzione dell’Onu.

Un Esempio recente e illuminante lo si è avuto con gli Emirati Arabi condotti sull’orlo del crack finanziario dalle banche inglesi.
D’altronde, spingere uno stato a indebitarsi al di sopra delle proprie possibilità per poi spoliarlo non è illegale.
Nel caso non frequente, che i paesi si rifiutino di assoggettarsi al sistema, ci si incaricherà di far cadere i governi o di assassinare i loro liders politici, come è successo a Panama o in Equador. Come ultima risorsa ci sono sempre i militari pronti a lanciare una guerra preventiva come quella in Iraq.
 

golf in andalucia

 

Spagna: la bolla edilizia, i campi da golf e sei milioni di disoccupati.

 
Gli investimenti di capitale nel settore della costruzione, hanno garantito alle agenzie immobiliarie, imprese e banche europee, un profitto annuo di circa il 20% dove normalmente non si raggiunge il 5%. Le costruzioni non sono state fatte a seguito di una effettiva necessità ma unicamente per ragioni di lucro. E non è che l’edificazione di migliaia di appartamenti abbia fatto cadere i prezzi, anzi proprio il contrario. Case che nel 2000 costavano 12 o 13 milioni di Pesetas nel 2005 si vendevano a più del doppio. Parlo di Pesetas perchè il passaggio all’Euro è stata la scusa più utilizzata per spiegare l’incremento irragionevole dei prezzi. In realtà il partito politico di allora allineava tra le proprie file gli speculatori più beceri e ignoranti, i quali non hanno esitato a scavare la fossa all’economia della nazione. Stiamo parlando della stessa gente vestita di nero che sventola orgogliosa la bandiera spagnola e protesta contro il matrimonio dei gay. Ma questa è un’altra storia…
Vivendo in Andalusia, ho assistito incredulo al boom della costruzione dei pueblo-residence con campi di golf incorporati. Persino io, che non sono un esperto di economia, mi domandavo chi mai avrebbe riempito tutti quegli appartamenti e camere di hotel di lusso cresciuti contro ogni logica salvaguardia dell’ambiente. E soprattutto chi li avrebbe pagati. Nel 2011 ci si ritrova con innumerevoli case vuote che sono servite unicamente ad arricchire pochi speculatori.
Il maremoto di calcestruzzo ha deturpato le coste, le isole e i parchi naturali.
I complessi residenziali, per aumentarne il valore, sono stati collegati a un campo da golf che consuma l’equivalente di una cittadina di 16.000 abitanti, e in una nazione soggetta a soffrire la siccità si è stati costretti ad allestire costosissimi impianti per l’irrigazione e la desalinizzazione.
Questo scempio non è certo servito al benessere dei cittadini, la gente con reale necessità di una casa non può permettersi di occupare queste zone residenziali di lusso, anche se l’acqua e la manutenzione viene pagata dallo Stato.
Ma quello che è peggio, ora la forza lavoro spagnola, dopo essersi concentrata per dieci anni quasi esclusuvamente nella costruzione, non sa a quale settore produttivo dirigersi. Come al solito non c’è stata alcun tipo di programmazione.

Qualche cifra: 3.000.000 di case vuote solo sulla costa.
800 campi da golf che consumano la stessa quantità di acqua di 16.000.000 milioni di persone. Terreni riqualificati per costruire altri 20 milioni di appartamenti.

Per pagare i debiti, el Banco de España ha dovuto fare ricorso a gran parte delle proprie riserve auree.

È dai paradisi fiscali che si creano e si distruggono i miracoli economici.

Vengono usati i soldi dei contribuenti per pagare i danni creati dagli speculatori. Si salvano quelli che hanno dissanguato il sistema e si impedisce il fallimento dei loro istituti di credito.
I media contribuiscono all’elezione dei politici, sempre meno liders vengono scelti perchè propongono un programma serio. Questo spiega perchè i nostri dirigenti sono delle marionette nelle mani dei proprietari del pianeta i quali, otre a possedere i media, gestiscono le loro faccende protetti dai paradisi fiscali.
L’isola di Jersey per esempio muove capitali che si aggirano intorno ai cinquecento miliardi di dollari. I soldi vengono smistati ai centri finanziari più importanti del mondo come la City di Londra e Wall Street.
I paradisi fiscali forniscono agli speculatori (attraverso fondi e società off-shore) la possibilità di trasferire soldi verso i mercati e di mantenere la propria identità segreta, così come la provenienza del denaro. L’unica informazione divulgata è il nome del fondo e l’identità degli avvocati che lo istituiscono. Per questo i paradisi fiscali sono il luogo ideale per chi vuole nascondere i soldi o riciclarli.
I posti come Jersey o le isole Cayman si utilizzano, per l’esportazione dei capitali, una pratica che come sappiamo, conduce alla morte della gallina dalle uova d’oro. Infatti non si possono estrarre capitali per sempre senza mai produrne di nuovi.
Per i paesi in via di sviluppo i paradisi fiscali sono una maledizione perchè consentono di occultare tutti i soldi che gli vengono rubati. Per ogni dollaro di aiuto che raggiunge l’Africa, ne vengono sottratti altri dieci sottobanco.

I paradisi fiscali non creano alcun valore, producono unicamente le condizioni affinché un capitale estorto ad un paese venga accumulato in un altro, dove finirà nelle mani di una ristretta élite che rappresenta meno del 3% della popolazione mondiale.

Secondo recenti stime, il capitale depositato off-shore sarebbe pari a undicimila cinquecento miliardi di dollari. Se tutti questi soldi generassero un profitto modesto del 7% e se fossero tassati ragionevolmente al 30%, i governi del mondo otterrebbero ogni anno un surplus uguale a duecentocinquanta milioni di dollari. Si potrebbero raggiungere agevolmente gli obbiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite. Ma a questo punto gli speculatori non potrebbero più tenere in ostaggio gli stati e continuare liberamente a depredare.

valigia piena di soldi(Dati e cifre provenienti dalla rete e dal documentario Let’s make money trasmesso da Report su Rai 3, la notte del 12/6/2011.)

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